Aikido: Tradizione o Rinnovamento?

Aikido: Tradizione o Rinnovamento?

LA FORMA, IL METODO, LA SCUOLA


LA FORMA, I KATA


Non esiste arte marziale che non abbia i suoi Kata; in tv oggigiorno non è raro imbattersi in scene di filmati orientali nelle quali si possono apprezzare scuole di arti marziali che sfoggiano un numero notevole di studenti che, in ampi spazi, svolgono i kata all’unisono. Dai kata si riesce immediatamente ad individuare l’arte marziale praticata.

Pur rimanendone sempre affascinata, inizialmente mi chiedevo se ripetere quei movimenti fosse veramente utile, sono solo forme! L’esperienza mi ha dato la risposta.

Una volta sentii un noto maestro dire che la forma è molto importante, va curata ed affinata in maniera scrupolosa, come se facessimo teatro Kabuki. E’ proprio così! Le forme, solo se riprodotte in base a regole prestabilite portano ad un risultato ottimale, come nello shodō (l’arte della calligrafia) dove i tratti hanno una sequenza, una direzione, uno spessore.

La forma è talmente importante che non ci si può esulare dall’impararla; da una parte deve fare parte del bagaglio formativo di ogni praticante, nessuno escluso, anche di quelli dotati di un talento naturale al di fuori della norma, dall’altra, per una scuola, è un aspetto fondamentale, un elemento identificativo: senza la forma questa identità si dissolverebbe nell’arco di un tempo piuttosto breve con l’avvicendarsi di poche generazioni di studenti e di maestri.

E’ necessario che progressivamente la semplice forma praticata dal principiante si completi del suo significato, un risultato frutto dell’esperienza per cui la pratica dà un senso ad ogni singolo kata. Questa serie di movimenti predefiniti, più o meno complessi, racchiudono principi generali tra cui equilibrio, distanza, direzione. La forma priva del suo significato, praticata per semplice imitazione, non ha alcuno scopo, è solo coreografia. La formazione e l’abilità di ogni praticante si andrà a formare col tempo su questa struttura: la forma.

Pur enfatizzando l’importanza della forma, va precisato che non le si deve dare troppa importanza; no, non è una contraddizione: la forma NON è l’arte marziale e, una volta fatta propria va dimenticata; come si dice “impara l’arte e mettila da parte”.


LA SCUOLA: IL METODO






TRAMANDARE inalterata una disciplina marziale, insegnare la stessa forma in maniera invariata nel tempo è un compito molto arduo, più di quanto si pensi.


Tra la diffusione dei dojo, il numero sempre crescente di studenti, l’avvicendarsi di generazioni di praticanti, è inevitabile l’involontario sommarsi di piccole variazioni.


Come impedire quindi la perdita di alcune imprescindibili caratteristiche proprie dell’arte marziale praticata che col tempo va trasformandosi in qualcosa di diverso dall’originale?


La risposta va ricercata nel metodo di insegnamento e dunque nella scuola che lo adotta.

Indubbiamente ci sono metodi pedagogicamente più precisi o efficaci di altri, per questo e per altri motivi il metodo è sempre facile bersaglio della critica. Praticarne uno in genere porta a rinnegarne un altro, per formulare un giudizio bisognerebbe prima provarli. Comunque sia, il metodo è così importante e fondamentale perché inevitabilmente determina la formazione di coloro che vengono preparati attraverso esso e quindi determina la qualità ed il prestigio di una scuola, dunque sarebbe auspicabile che fosse così valido da dare risultati tangibili.


Tuttavia anche Il metodo NON è l’arte marziale, non è lo scopo ma il mezzo attraverso il quale interiorizzare i movimenti delle forme e delle tecniche che un giorno diverranno movimenti naturali e spontanei, senza che debbano essere premeditati.

Il mezzo! Tutti possiamo convenire che per raggiungere la cima il cammino è lungo ed impegnativo, che si passi attraverso un pantano o una fitta foresta l’importante è venirne fuori ed avvicinarsi alla meta il più possibile senza perdere di vista l’obiettivo finale.

E’ più bello il viaggio o il raggiungimento della meta?

Alcuni trovano irresistibilmente avvincente lo studio, la pratica costante, il cammino si confonde con la vita, altri invece puntano al raggiungimento dell’obiettivo.


LA TRADIZIONE: L’ORIGINE

Avere dei riferimenti fissi e chiari davanti a sé aiuta a non discostarsi dalla disciplina che si sta praticando, poter attingere direttamente alla fonte è un privilegio incommensurabile; l’acqua fresca e pura dalla fonte cancella ogni dubbio, rafforza la tecnica, migliora la propria pratica.

Purtroppo le figure che si dedicano completamente a tramandare la forma e l’arte marziale attraverso un metodo pedagogico specifico sono rare e preziose, ma esistono. Sono queste il risultato di pochi passaggi e quindi ancora vicine all’origine. La loro è una missione ed è grazie a questi maestri che può esistere una continuità, che si può parlare di tradizione.

Anche la tradizione ha ed ha sempre avuto molta importanza, anche per quelle arti marziali di nascita relativamente recente come l’aikido o altre, per i motivi sopra citati.

O’Sensei oppure il maestro Jigoro Kano ad esempio, hanno fondato la loro arte grazie ad una dura e lunga formazione classica di discipline tradizionali. Il BUDO è tradizione, è stato tramandato nei secoli in forma orale (KUDEN) e scritta DENSHO pergamene preziose sopravvissute a guerre e calamità naturali grazie alla perizia di custodi determinati e scrupolosi.

La forma, il metodo, la tradizione, i maestri. Tutto questo riguarda l’insegnamento.

L’ARTE MARZIALE

L'elaborazione del metodo sfocia nell’interpretazione propria di quanto appreso che si può riassumere nella libera espressione di sé, cioè nella massima espressione di gioia intellettuale di cui un essere umano è capace. Vogliamo aggiungere che essendo tutti noi individui è normale che ogni praticante abbia un modo proprio di muoversi, un’interpretazione unica di tutto ciò che gli viene insegnato durante la sua formazione. Spesso succede che un maestro abbia più riscontri favorevoli di un altro, non solo grazie alla sua bravura ma anche al suo tocco personale nonché unico che potremmo definire STILE.

Se parliamo di un praticante talentuoso, di un maestro, allora potremo osservare la bellezza, la fluidità e l’armonia dei movimenti abbinati ad un efficacia composta … ma stiamo parlando anche di qualcosa di nuovo, di un’espressione personale che non necessariamente si deve accostare alla forma cioè alla tradizione.

Il maestro da incontrare sul proprio cammino è colui che conosce perfettamente la forma tradizionale, insegna applicando il metodo ed è capace di esprimere liberamente il proprio modo di praticare come in un’opera d’arte.

Nadia Valeruz, 4° dan DANTAI, Takemusu Aikido

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